Le infezioni del sito chirurgico (SSI — Surgical Site Infections) rappresentano una delle complicanze più temute nel paziente critico.
Non sono soltanto infezioni superficiali delle ferite, ma possono estendersi ai tessuti profondi, agli organi o agli impianti, con un impatto diretto su prognosi, durata della degenza e rischio di mortalità.
In Terapia Intensiva, le SSI assumono una valenza ancora più delicata: il paziente è fragile, spesso immunodepresso, intubato, sedato, sottoposto a più dispositivi invasivi, e con ferite chirurgiche che richiedono un monitoraggio costante.
Questo articolo presenta un quadro completo delle migliori pratiche per prevenire le infezioni del sito chirurgico in Terapia Intensiva, con procedure aggiornate, protocolli operativi e responsabilità cliniche precise.
Perché il paziente critico è più esposto alle SSI
Il paziente ricoverato in Terapia Intensiva presenta diversi fattori predisponenti:
- immunodepressione da malattia o farmaci
- ipo-perfusione dei tessuti
- iper-glicemia indotta da stress
- immobilità e compromissione cutanea
- presenza di drenaggi chirurgici
- utilizzo di presidi invasivi
- alterazione della flora microbica fisiologica
- ventilazione meccanica
- nutrizione parenterale o enterale
Le ferite chirurgiche, in questo contesto, necessitano di una gestione precisa e di protocolli standardizzati.
Le fasi della prevenzione: prima, durante e dopo l’intervento
La prevenzione delle SSI non inizia in Terapia Intensiva, ma già in sala operatoria. Tuttavia, il ruolo del personale dell’UTI è cruciale per la gestione post-operatoria, dove una buona parte delle infezioni si manifesta.
Le strategie preventive si articolano in tre fasi:
- Pre-operatoria
- Intra-operatoria
- Post-operatoria (fase gestita soprattutto in Terapia Intensiva)
Vediamo nel dettaglio gli interventi chiave.
1. Fase post-operatoria: la responsabilità diretta dell’équipe di Terapia Intensiva
La gestione post-operatoria determina una parte fondamentale del rischio infettivo.
Controllo della perfusione e dell’ossigenazione
Una buona ossigenazione tissutale riduce:
- colonizzazione batterica,
- necrosi dei margini,
- ritardi di guarigione.
Il monitoraggio include:
- parametri respiratori,
- emoglobina,
- perfusione periferica,
- temperatura.
L’ipotermia post-operatoria aumenta notevolmente il rischio di SSI.
La normotermia deve essere mantenuta in modo rigoroso.
2. Gestione del dolore e stabilità emodinamica
Il dolore può compromettere respirazione e mobilizzazione, aumentando la stasi e riducendo la perfusione dei tessuti.
La stabilità emodinamica è fondamentale:
una perfusione inadeguata rende i tessuti vulnerabili.
3. Controllo della glicemia: un elemento critico
L’iperglicemia perioperatoria è un noto fattore di rischio per SSI.
In Terapia Intensiva è essenziale mantenere:
- glicemia ben controllata,
- parametri metabolici stabili,
- monitoraggio frequente.
Il target glicemico deve seguire i protocolli del reparto, evitando sia iperglicemia che ipoglicemia.
4. Igiene della ferita chirurgica: la base della prevenzione
La ferita chirurgica richiede:
- valutazione quotidiana
- medicazione sterile
- antisepsi adeguata
- osservazione di eventuali segni di infezione
Medicazioni:
La medicazione deve:
- essere sempre sterile,
- essere integrata e asciutta,
- essere sostituita se sporca, sollevata o umida,
- consentire osservazione del sito nei tempi stabiliti.
I materiali devono essere sterili e monouso.
5. Antisepsi del sito chirurgico: come e con cosa
L’antisepsi deve avvenire con:
- clorexidina alcolica
- oppure iodopovidone (nei pazienti allergici)
Regole operative:
- detersione delicata della cute
- applicazione del disinfettante
- rispetto dei tempi di contatto
- asciugatura completa prima della medicazione
Non applicare un nuovo disinfettante sopra residui del precedente senza rimuoverli correttamente.
6. Gestione dei drenaggi chirurgici: un punto critico di contaminazione
I drenaggi rappresentano un possibile portale di ingresso batterico.
Principi fondamentali:
- mantenere i drenaggi ben fissati
- evitare trazioni o dislocazioni
- svuotare i reservoir con tecnica sterile
- registrare quantità e caratteristiche del drenato
- pulire la cute intorno al drenaggio
- evitare contaminazioni del circuito
La rimozione deve essere effettuata appena possibile, secondo indicazione chirurgica.
7. Antibioticoterapia: quando e come
In Terapia Intensiva, l’antibiotico non è mai “di routine”.
Il suo uso deve essere:
- mirato,
- indicato da dati microbiologici,
- regolato sulla base della cultura,
- adeguato al tipo di intervento chirurgico.
L’abuso di antibiotici aumenta:
- resistenze,
- infezioni da patogeni opportunisti,
- complicanze sistemiche.
Lavorare in stretta collaborazione con il medico e il microbiologo è indispensabile.
Fattori che aumentano il rischio di SSI in Terapia Intensiva
I principali fattori includono:
- soggiorno prolungato in Terapia Intensiva
- immunodepressione
- device invasivi multipli
- ventilazione prolungata
- nutrizione inadeguata
- co-patologie (diabete, obesità, insufficienza renale)
- ipoalbuminemia
- terapia cortisonica o immunosoppressiva
- infezioni in altri siti
Ogni fattore deve essere valutato e gestito in modo tempestivo.
Il ruolo dell’igiene quotidiana del paziente
Nel paziente post-chirurgico critico, l’igiene è una componente essenziale della prevenzione.
Particolare attenzione deve essere posta a:
- cute peri-ferita
- area toracica e addominale
- contenzione e fissaggi
- sudorazione
- umidità
- segni di macerazione cutanea
L’igiene aiuta a mantenere l’integrità dei tessuti e a identificare precocemente anomalie.
Monitoraggio della ferita: cosa osservare ogni giorno
L’équipe deve valutare:
- rossore
- calore locale
- essudato
- dolore
- deiscenza
- edema
- odore anomalo
Ogni piccola variazione deve essere segnalata immediatamente.
Gestione della medicazione avanzata
Alcune ferite richiedono medicazioni avanzate con:
- schiume poliuretaniche
- idrocolloidi
- medicazioni con argento
- sistemi NPWT (negative pressure)
La scelta deve essere fatta da un infermiere esperto o da un wound care specialist.
Ruolo del team multidisciplinare
La prevenzione delle SSI richiede collaborazione continua.
L’infermiere:
- osserva quotidianamente la ferita
- gestisce medicazioni sterili
- identifica segni precoci
- comunica con il team medico
- registra in modo accurato tutte le procedure
L’OSS:
- garantisce igiene adeguata
- evita contaminazioni durante mobilizzazioni
- mantiene il letto e l’ambiente pulito
- collabora nei cambi posturali
Il medico:
- prescrive antibiotici
- valuta la necessità di drenaggi
- decide la rimozione dei punti o delle clip
- coordina i percorsi diagnostici e terapeutici
Errori da evitare nella gestione delle ferite chirurgiche
Ecco gli errori più comuni e pericolosi:
- medicazione non sterile
- toccare il sito chirurgico con guanti non sterili
- rimuovere la medicazione troppo presto
- utilizzare disinfettanti inadatti
- lasciare drenaggi troppo a lungo
- non registrare i cambi medicazione
- ignorare piccoli segni iniziali
- usare materiali contaminati
- non identificare macerazione
In Terapia Intensiva, un errore minimo può diventare una complicanza seria.
Tracciabilità: una misura essenziale di sicurezza
Ogni intervento deve essere registrato:
- data e ora della medicazione
- integrità della medicazione
- segni clinici
- quantità drenaggi
- eventuali anomalie
- operatore responsabile
La tracciabilità è un elemento centrale per audit, qualità e sicurezza.
Conclusioni: una ferita sicura è un paziente protetto
Le infezioni del sito chirurgico sono una delle complicanze più pericolose ma prevenibili in Terapia Intensiva.
La chiave è una gestione:
- rigorosa,
- sterile,
- monitorata,
- condivisa dal team,
- basata su evidenze e protocolli.
Ogni ferita chirurgica è un passaggio delicato nel percorso di cura.
Proteggerla significa proteggere la vita del paziente.

