Le lesioni da pressione rappresentano una delle complicanze più frequenti, gravi e difficili da gestire nel paziente ricoverato in Terapia Intensiva.
Non sono semplicemente “ferite da decubito”, ma vere e proprie lesioni tissutali causate da pressione prolungata, frizione, taglio, immobilità, umidità e alterazioni del microcircolo.
Nel paziente critico, il rischio è amplificato da:
- sedazione,
- ventilazione meccanica,
- instabilità emodinamica,
- ipoalbuminemia,
- deficit nutrizionali,
- mobilità ridotta,
- presenza di dispositivi invasivi.
Queste lesioni non sono inevitabili: possono essere ampiamente prevenute attraverso protocolli strutturati, valutazione continua e collaborazione multidisciplinare.
Questo articolo offre una guida completa, moderna e clinicamente approfondita sulla prevenzione e gestione delle lesioni da pressione in Terapia Intensiva.
Perché il paziente critico è più vulnerabile alle lesioni da pressione
Le cause principali includono:
- ridotto livello di coscienza
- alterazione dei riflessi di difesa
- incapacità di cambiare posizione autonomamente
- ridotta perfusione cutanea
- instabilità emodinamica
- terapia vasocostrittrice
- sudorazione e umidità
- presenza di cateteri e dispositivi che comprimono la cute
In Terapia Intensiva, ogni paziente deve essere considerato automaticamente a rischio elevato fin dal ricovero.
La valutazione del rischio: il punto di partenza della prevenzione
La valutazione del rischio deve essere:
- immediata,
- documentata,
- ripetuta quotidianamente,
- aggiornata in base alle condizioni cliniche.
Strumenti come Braden, Norton o scale interne valide aiutano a classificare:
- percezione sensoriale,
- umidità,
- attività,
- mobilità,
- nutrizione,
- frizione/taglio.
In Terapia Intensiva, la maggior parte dei pazienti ricade nelle categorie “alto rischio” o “rischio gravissimo”.
I fattori estrinseci: pressione, frizione, taglio e microclima
1. Pressione
È la causa principale.
La pressione prolungata superiore alla pressione capillare (circa 32 mmHg) impedisce la perfusione, causando ischemia e necrosi.
2. Frizione
Movimenti involontari o scorrette tecniche di mobilizzazione sfregano la cute contro il letto.
3. Forze di taglio
Si verificano quando il tronco scivola verso il basso, provocando stiramento dei tessuti profondi.
4. Microclima cutaneo
Umidità, sudorazione, incontinenza favoriscono macerazione e vulnerabilità cutanea.
Le zone a rischio: mappa delle lesioni più frequenti
Nel paziente allettato:
- sacro
- talloni
- trocanteri
- spalle
- occipite
- gomiti
- regioni paravertebrali
Nel paziente ventilato o con dispositivi:
- narici,
- zigomi,
- labbra,
- padiglioni auricolari,
- zona mandibolare,
- area subclavicolare (cinture, cerotti, maschere NIV)
Strategie di prevenzione: il cuore dell’intervento clinico
1. Mobilizzazione programmata
Il cambio posturale è fondamentale e deve avvenire ogni 2 ore o secondo protocollo clinico.
Tipologie:
- decubito laterale 30°
- decubito supino con riduzione pressioni
- posizione semifowler
- rotazioni assistite
- utilizzo di cuscini e supporti anatomici
La mobilizzazione deve essere:
- dolce,
- coordinata,
- documentata,
- condivisa con l’équipe.
2. Utilizzo di superfici antidecubito avanzate
Il materasso antidecubito non è un optional, ma un presidio terapeutico.
Tipologie:
- dinamici a bassa perdita d’aria
- alternati
- viscoelastici
- schiume multistrato
I cuscini specifici devono essere utilizzati in:
- talloni,
- gomiti,
- sacro,
- occipite,
- aree esposte a dispositivi.
3. Gestione del microclima: asciutto = protetto
La cute deve essere:
- pulita,
- asciutta,
- idratata.
Particolare attenzione a:
- incontinenza
- sudorazione
- drenaggi
- perdite
- medicazioni non aderenti
L’uso di barriere protettive (ossido di zinco, polimeri barriera, film protettivi) riduce la macerazione.
4. Nutrizione: un pilastro troppo spesso sottovalutato
Il paziente critico necessita di:
- adeguato apporto proteico,
- micronutrienti,
- bilancio idrico equilibrato.
La malnutrizione è uno dei fattori che più rallentano la guarigione e aumentano il rischio di nuove lesioni.
Il nutrizionista clinico deve essere parte attiva del team.
5. Gestione dei dispositivi medici: quando il presidio diventa un rischio
Le lesioni da pressione correlate a dispositivi medici sono in aumento.
Esempi di dispositivi a rischio:
- maschere per ventilazione non invasiva
- tubi endotracheali e loro fissaggi
- sonde nasogastriche
- CVC e loro placche
- cerotti e sistemi di fissaggio
- cannule tracheostomiche
Strategie preventive:
- controllare quotidianamente la cute sotto e intorno al dispositivo
- utilizzare schiume protettive specifiche
- repositioning del presidio
- evitare tensioni eccessive
- attenzione ai punti di pressione occulti
Igiene della cute: prevenzione quotidiana
La cute deve essere:
- detersa con prodotti delicati
- asciugata completamente
- idratata regolarmente
- protetta da pannoloni umidi
- mantenuta integra senza residui
L’igiene è spesso l’unico momento in cui si individuano precocemente arrossamenti o lesioni iniziali.
Come riconoscere i primi segni: la finestra d’intervento che previene il danno
Segni iniziali:
- eritema non sbiancabile
- cute calda o fredda
- consistenza diversa dal tessuto circostante
- dolore (se il paziente collabora)
- vescicole
- desquamazione
Intervenire in questa fase può evitare la progressione verso stadi più gravi.
Classificazione delle lesioni da pressione
Stadio I
Eritema non sbiancabile su cute integra.
Stadio II
Perdita parziale dello spessore cutaneo: vesciche, abrasioni, derma esposto.
Stadio III
Perdita a tutto spessore del tessuto con possibile esposizione del grasso sottocutaneo.
Stadio IV
Perdita a tutto spessore con esposizione di muscolo, tendine, osso.
Lesioni non stadiabili
Tessuto necrotico che impedisce la valutazione.
Deep Tissue Injury (DTI)
Lesione profonda dei tessuti sottostanti con cute ancora integra.
Gestione delle lesioni da pressione: principi moderni
1. Eliminazione della causa
- riduzione della pressione
- riposizionamento
- uso di presidi antidecubito
- gestione dei dispositivi
2. Cura della ferita
In base allo stadio:
- medicazioni con schiume
- idrocolloidi
- medicazioni avanzate (argento, alginati, idrogel)
- terapia a pressione negativa (NPWT)
- rimozione del tessuto necrotico (medica o chirurgica)
3. Controllo dell’umidità
Limitare:
- sudorazione
- incontinenza
- perdite
4. Ottimizzazione della perfusione
- controllo emodinamico
- correzione dell’anemia
- gestione temperatura
- bilancio idrico adeguato
5. Gestione del dolore
Un paziente stabile e non dolorante si muove meglio, respira meglio e guarisce più rapidamente.
Ruolo dell’infermiere: la figura chiave nella prevenzione
L’infermiere:
- valuta quotidianamente la cute
- documenta ogni segno di rischio
- esegue i cambi posturali
- gestisce le medicazioni
- collabora con il wound specialist
- educa OSS e team
- individua precocemente peggioramenti
Ogni lesione prevenuta è un successo infermieristico.
Ruolo dell’OSS: il fronte operativo della prevenzione
L’OSS:
- esegue igiene quotidiana
- controlla il microclima cutaneo
- collabora nei cambi posturali
- osserva e segnala
- mantiene pulito l’ambiente
- assicura la corretta gestione dei presidi
Il suo ruolo è determinante nella prevenzione.
Ruolo del medico: gestione clinica e coordinamento
Il medico:
- inquadra lo stato nutrizionale
- valuta eventuali infezioni associate
- prescrive medicazioni avanzate
- valuta necessità di debridement
- coordina la gestione multidisciplinare
Errori da evitare assolutamente
- posizionare male i cuscini antidecubito
- non registrare i cambi posturali
- ignorare arrossamenti iniziali
- trascurare l’umidità prolungata
- non controllare la cute sotto i dispositivi
- non utilizzare superfici adeguate
- mobilizzare il paziente in modo scorretto
- utilizzare prodotti irritanti
- trascurare la nutrizione
Ogni errore aumenta il rischio in modo significativo.
Tracciabilità: il valore del documento
Ogni intervento deve essere registrato:
- valutazione del rischio
- cambi posturali
- medicazioni effettuate
- osservazioni cutanee
- interventi educativi
- gestione dei dispositivi
La tracciabilità è parte integrante della prevenzione.
Conclusioni: prevenire significa proteggere
Le lesioni da pressione rappresentano una sfida complessa, ma prevenibile.
Le armi a disposizione:
- valutazione tempestiva,
- mobilizzazione adeguata,
- superfici antidecubito,
- nutrizione corretta,
- igiene accurata,
- collaborazione multidisciplinare.
In Terapia Intensiva, ogni cambiamento di posizione, ogni osservazione, ogni medicazione è un atto di cura.
Proteggere la cute significa proteggere la dignità, la salute e la sicurezza del paziente critico.

